Una storia di questi tempi alle Cucine popolari
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Carissime volontarie, carissimi volontari,
amiche e amici di Cucine popolari,
E’ arrivata l’estate e comincia un periodo non semplice per noi, perché le Cucine Popolari non chiudono, ma i volontari hanno anche loro, giustamente, diritto alle vacanze. Siamo sicuri, comunque, che anche quest’anno si ripeterà il miracolo e, in un modo o nell’altro, riusciremo a dare da mangiare a tutti!
Nel diario di oggi vi proponiamo una storia che inizia nel 1941 ma che è e rimane ancora attualissima. La storia di una nostra ospite, Romina che con coraggio e determinazione, ha scelto innanzitutto di accettare e di non nascondere il suo sentirsi una persona diversa rispetto al corpo con cui è nata. Romina ha scritto un libro in cui racconta la sua vita, pubblicato la prima volta nel 1976 e ripubblicato quest’anno, nel quale descrive quanto sia stato difficile nascere in un corpo e con un genere che non le apparteneva e quanto lei sia stata caparbia e decisa nel modificare il suo fisico per renderlo affine a quello che era ed è il suo sentire. La sua storia è un esempio per chi vuole vivere la propria vita fino in fondo, facendo scelte anche difficili con uno spirito libero. La trovate qui, più sotto, intervistata dalla nostra redazione.
Rinnoviamo l’invito a chiunque abbia del tempo da donare ad offrirsi per i mesi estivi. Qui sotto tutti i riferimenti per contattarci.
E ora ecco le indicazioni per chi può e vuole sostenerci.
Potete contribuire a Cucine popolari devolvendoci il 5 per mille.
Ma potete anche diventare sostenitrici e sostenitori periodici di Cucine popolari: ecco dunque, la nostra campagna “Uno per cento” attraverso la quale, potete devolvere mensilmente un contributo fisso - di 5, 10, 20 euro…. - e noi possiamo continuare la nostra attività, potendo contare su delle entrate regolari.
Aderire è semplice: basta compilare il modulo riportato qui sotto, portarlo in una delle 4 sedi di Cucine popolari o inviarlo per email a donazioni@civibo.it. Al resto pensiamo noi.
Ovviamente è sempre possibile anche donare attraverso un click a questo bottone.
Ringraziamo Coca Cola e Coesia per le loro donazioni a Cucine popolari, grazie a Ettore Messina, patron del basket bolognese e sostenitore di Cucine popolari, per averci supportato in questo.
E un grande grazie a Fondazione Carisbo, che ha accolto positivamente la nostra richiesta al bando emergenze al quale abbiamo partecipato a dicembre. Ci permetterà di attrezzarci con una nuova lavastoviglie e vaschette biodegradabili da asporto. Grazie a Michele per averci guidato passo passo nella scoperta e compilazione di questo bando.
Ed ora… Buona lettura!
Intervista a Romina Cecconi, nostra amica e ospite
Una nostra redattrice ha intervistato Romina, nostra ospite molto cara.
Ho letto la 2° edizione (la prima è del ‘76) del libro “Io la Romanina” dove Romina Cecconi, nata nel ‘41 come Romano Cecconi, racconta la sua storia, la fatica, le botte, il carcere, l’operazione in Svizzera nel ‘67, il confino, per essere riconosciuta anche all’anagrafe quello che si è sempre sentita, anche ben prima dell’operazione: una bella donna anche ora a 84 anni.
Leggendo mi ha molto colpito la tua bontà, il tuo altruismo, la tua eleganza anche quando ti vestivi come le donne di Venturino in Puglia dove eri al confino, la tua forza, la tua determinazione, la tua ironia. Ringrazio perchè ci hai permesso di conoscere chi frequenta la prostituzione che, come dici, non porta necessariamente alla malavita, e ci hai permesso di sapere che ci sono anche persone, magari liberi professionisti sposati e ammirati di giorno, che si trasformano in altro al buio truccandosi, vestendosi da donna.
Tu hai vissuto a Firenze, hai frequentato il bel mondo, come sei arrivata a Bologna?
Nell’80 sono arrivata qui perchè a Firenze i miei due nipoti stavano crescendo - 15 e 18 anni - e volevo evitare che mi incontrassero magari nelle zone di prostituzione. Sono a Bologna da 45 anni. A Bologna avevo incontrato un amore nuovo, dopo che con mio marito ci eravamo lasciati pur rimanendo amici e poi lui a 36 anni, poveretto, è morto. Il mio fidanzato di Bologna aveva 21 anni, io ne avevo 41.
Come hai saputo di noi , delle Cucine popolari? Come sei arrivata da noi?
Sono arrivata con l’assistente sociale.
Come mai? Sei stata ricca.
E’ che ho fatto la cicala, ho consumato tutto, mi sono levata tutte le soddisfazioni, ho anche venduto casa, ho vissuto bene fino a 80 anni, sono stata ad esempio 6 mesi all’anno in Kenia per anni, insomma ho sperperato, ora a 84 anni vivo con poco. Vengo qui a mangiare, tutti siete molto carini, mi sembra di essere alla trattoria da Nello che c’era a Firenze dove lavorava mia madre. Quindi riesco ad arrivare alla fine del mese con la piccola pensione sociale che ho. Devo dire che con questo libro, con i 1200 euro che ho avuto, mi hanno tolto 100 euro dalla pensione poiché l’Isee è saltato e mi hanno anche aumentato l’affitto, quindi se prima arrivavo bene alla fine del mese ora devo stringere un po’ la cinghia, ma qui mangio fino al venerdì, prendo delle cose per la cena, devo dire la verità: va bene, qui si mangia veramente bene, faccio sempre complimenti ai cuochi. Anche oggi questo fagottino di melanzane è stupendo, ora sono un po’ a dieta e mangio meno pasta.
Sei stata molto importante per la battaglia per i diritti civili, hai aperto la strada ma, hai detto, l’ho sempre fatto dentro il sistema. Perchè?
Ho combattuto con le leggi che c’erano. A me ne hanno fatte di tutti i colori, a quei tempi eri una pecora nera per la società, c’era il comune senso del pudore, lo scandalo per la pubblica decenza, il coprifuoco, mi hanno dato l’articolo 1 del codice Rocco del ‘36 a me, a una persone che non faceva niente di male, adoperava solo il suo. A quel tempo c’era la caccia alle streghe ed ero sempre sul giornale “sbatti il mostro in prima pagina”. Ho avuto anche 3 anni di confino come alle persone socialmente pericolose. Ora, dopo le mie battaglie, ci sono le associazioni che difendono chi ha bisogno.
Ti piaceva e ti piace ancora goderti la vita. Dicevi che non volervi lasciarti invecchiare ma l’hai fatto.
Sì, però mi tengo. La vanità è sempre donna! Ora e anche degli uomini. Voglio dire: ci si tiene un pochino per non dimostrare gli anni che si ha. Io non li dimostro. Ho una camminata eretta, una bella pelle e quando mi trucco nessuno mi dà l’età che ho.
Un’altra cosa mi ha colpito leggendo il tuo libro: sei stara molto religiosa. Lo sei ancora?
Sono cresciuta in collegio, mia madre era rimasta vedova con tre figli, due, io compresa, siamo finiti in collegio alla Madonnina del Grappa con don Facibeni a Firenze. Sì, anche ora sono religiosa. Vado a messa alle feste comandate e quando ho bisogno prego.
Cosa ti senti di dire a ragazze o ragazzi che si trovano con un corpo che testimonia un sesso al quale non si sentono di appartenere?
Non è un cammino facile nemmeno ora benchè si abbia tuttoa disposizione. Ora sanno dove operarsi, dove andare, ci sono associazioni che aiutano a fare il percorso che non è facile perchè c’è una rivoluzione nel corpo con disforie (disagio psicologico derivante dalla mancata corrispondenza tra il sesso biologico e la propria identità di genere, ndr). Ora si comincia ad accettare, ma c’è da dire che con l’arrivo di telefonini e di facebook la gente è diventata più cattiva, c’è ancora tanta ignoranza. Certo, si spera. Ora ce ne sono tante persone in questa situazione, ai miei tempi eravamo poche, le famiglie devono pregare che non gli arrivi una persona così perchè comunque sono dolori.
Appuntamenti
“Un sudario per Gaza” per non dimenticare un solo nome
Le Cucine popolari di Cesena organizzano un momento pubblico di raccoglimento, memoria e denuncia civile per non dimenticare i bambini di Gaza: le loro vite spezzate, i loro nomi, il loro diritto a esistere. Lungo le vie della città verrà portato un sudario di 25 metri per 7, sul quale sono stati impressi, uno per uno, i nomi di 18.457 bambine e bambini uccisi a Gaza. Realizzato dall’associazione Carnia per la Pace, il sudario ha già percorso le strade di molte città italiane, portando con sé il peso di ogni singolo nome. Vi invitiamo a camminare con noi. Il cammino “Un sudario per Gaza” si terrà a Cesena venerdì 10 luglio 2026 alle ore 18:00. Nasce per spezzare il silenzio attorno a una delle più gravi tragedie umanitarie del nostro tempo e per fare del dolore una parola collettiva: di memoria, di responsabilità, di pace. L’evento prevede un percorso all’interno della città: da Piazza del Popolo, cammineremo per: Via J. Mazzoni, Via P. Battistini, Via F. Rosselli, Via C. Battisti Corso G. Mazzini, Corso G. Garibaldi, ascoltando la lettura di alcuni nomi e dell’età delle piccole vittime; concluderemo il percorso ai Giardini Pubblici di Cesena dove la giornalista e saggista Paola Caridi farà un intervento dedicato alla tragedia e alla violazione dei diritti umani a Gaza. L’evento si chiuderà con i canti del coro e il riavvolgimento solenne del sudario.
Di fronte a questa tragedia, la partecipazione delle istituzioni, delle associazioni, delle forze sindacali e politiche e della cittadinanza non è solo un gesto simbolico: è una presa di posizione collettiva in difesa del diritto universale alla vita.
Diario
La memoria non si archivia
Sabato 27 giugno, in occasione del 46° anniversario della strage di Ustica, al Parco della Zucca è andata in onda una cena a cura di Cucine popolari in collaborazione con Casa di quartiere A.Montanari per celebrare la memoria a tavola, con i piatti della solidarietà. A seguire il Coro del teatro comunale di Bologna si è esibito in Ustica, un canto per la memoria.
La cena dei diritti
Giovedì 25 giugno si è svolta a Cucina popolare Battiferro, una cena a sostegno della importante attività di avvocate e avvocati di strada. Sostanzialmente ad ogni tavolo si è seduto un avvocato che ha parlato della sua esperienza, dei casi e delle persone incontrate cercando di sensibilizzare e informare le convenute e i convenuti. Ogni tavolo ha avuto a tema: un tavolo-un diritto e ciascuno ha potuto scegliere dove sedersi e quale tema ascoltare. L’organizzazione è stata di Avvocato di strada e Cucine popolari con un contributo di Emilbanca e Credito cooperativo.









Apericena alla Cucina Saffi
Martedì 23 giugno alla Cucina Saffi ore 18.30, si è svolto l’apericena multietnico promossa da Diaconia Valdese, per la “Giornata Mondiale del rifugiato”. I piatti sono stati preparati da alcune donne immigrate, con il supporto di alcuni volontari della Cucina Popolare. E’ stata un’occasione per condividere nuovi sapori e lo stare assieme.
Messaggi pratici: corretta alimentazione dei nipoti
Martedì 23 giugno si è tenuto presso la sede di Cucina popolare Savena l’ultimo incontro con gli studenti di dietologia Elia Baldini e Ginevra Galli. L’incontro è stato focalizzato su consigli pratici per una corretta alimentazione dei nostri cari bambini.
Colletta alimentare per Cucine Popolari
Volontarie e volontari di Cucine popolari e di Opera Padre Marella hanno partecipato sabato 20 giugno 2026 a una colletta alimentare presso l’Interspar di Via dell’Industria 12 il cui ricavato andrà “tutto” a favore della nostra Cucina Popolare San Donato e dell’Opera di Padre Marella (Cucina popolare San Donato, come sapete, è ospitata nei locali di Opera Padre Marella, entrambi condividiamo tutto ciò che entrambi riceviamo). Il tutto grazie alla disponibilità di Despar, che ha messo a disposizione nostra anche altre sedi, ognuna vicina a una nostra Cucina popolare. Per leggere l’articolo che Bologna Today ci ha dedicato clicca qui.
Senza lavoro non c’è storia. Festa per i 125 anni di Fiom
Il 18 - 19 - 20 giugno si è tenuta in Piazza Lucio Dalla la festa per i 125 anni della Fiom. Musica, dibattiti, politica. Cucine popolari ha preparato i pranzi per le e gli intervenuti: 1200 pasti in totale, grazie al nostro chef Giovanni, a tutte le volontarie e ai volontari che hanno partecipato a questo grandissimo lavoro. Qui sotto il video della preparazione per il primo giorno di festa.
Paroles Partagées – Festa dei Popoli
Giovedì 18 giugno Ozzano dell’Emilia ha accolto la seconda edizione di Paroles Partagées – Festa dei Popoli, un appuntamento che trasforma il centro del paese in un grande spazio conviviale.
L’intervento inaugurale è stato affidato a Roberto Morgantini, uno dei fondatori delle Cucine Popolari di Bologna, che ha detto:
In un tempo segnato da guerre e tensioni internazionali, dai conflitti che devastano il Medio Oriente, il Libano, l'Ucraina, l'Iran e molte altre aree del pianeta, l'umanità si trova di fronte a una scelta cruciale: continuare ad alimentare divisioni, paure e contrapposizioni oppure costruire ponti di dialogo, comprensione e cooperazione? A rendere ancora più complesso questo scenario è la rinascita di nazionalismi e particolarismi che, soprattutto in Europa, rischiano di alimentare diffidenza verso chi è percepito come diverso per cultura, religione, provenienza o identità. La storia ci insegna che quando prevalgono l'intolleranza, l'esclusione e la chiusura, i conflitti trovano terreno fertile; al contrario, quando i popoli scelgono la strada dell'incontro e del rispetto reciproco, si creano le condizioni per una convivenza pacifica e duratura. La pace non può essere considerata semplicemente come l'assenza della guerra. Essa è un processo quotidiano che si fonda sulla solidarietà, sulla giustizia, sull'inclusione e sul riconoscimento della dignità di ogni essere umano. Le istituzioni internazionali e numerosi organismi culturali sottolineano come il dialogo tra culture e popoli rappresenti uno strumento essenziale per prevenire le divisioni, rafforzare la fiducia reciproca e favorire una convivenza pacifica. La solidarietà ci ricorda che nessun popolo può considerarsi davvero al sicuro o prospero se altri vivono nella sofferenza e nell'insicurezza. Ed è questo, che ormai da 11 anni, costruiamo alle Cucine Popolari. L'inclusione ci insegna che la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza da valorizzare. La tolleranza ci invita a rispettare opinioni, culture e tradizioni differenti dalle nostre, mentre il dialogo rappresenta il mezzo più efficace per superare incomprensioni e pregiudizi, trasformando le differenze in occasioni di crescita reciproca. Oggi più che mai è necessario promuovere una cultura della pace che parta dalle scuole, dalle famiglie, dalle comunità e dalle istituzioni. Una cultura capace di educare al rispetto, all'ascolto e alla responsabilità condivisa. Solo attraverso il confronto costruttivo e la cooperazione tra i popoli sarà possibile affrontare le grandi sfide del nostro tempo e costruire un futuro in cui le nuove generazioni possano vivere libere dalla paura della guerra. La pace reale e duratura non nasce dalla forza delle armi, ma dalla forza delle coscienze. Nasce quando si riconosce nell'altro non un nemico da combattere, ma una persona con cui condividere il comune destino dell'umanità. Per questo motivo, solidarietà, inclusione, tolleranza e dialogo non sono semplici valori morali: sono le fondamenta indispensabili su cui edificare un mondo più giusto, più umano e finalmente più pacifico. Buona Festa dei Popoli a tutti!
Cena a Cucina popolare Saffi
Il 15 giugno, l’Associazione “ Per una sanità del Servizio Pubblico” era a cena alla Cucina Saffi. I partecipanti prima hanno seguito il dibattito promosso dall’associazione “ Per una sanità del Servizio Pubblico” nella sala del Quartiere Porto-Saragozza, sul tema delle prospettive per i giovani nel SSN, una volta conclusosi l’incontro, si sono trasferiti nella vicina Cucina Popolare Saffi per una cena il cui ricavato è andato a sostegno delle Cucine Popolari.




Metti un Venerdì alle 5.30 del mattino in piazza Nettuno a Bologna
Il 12 giugno, si è tenuta a Bologna la camminata non competitiva, Run 5:30
Oltre 3.000 runners sono partiti all’alba da Piazza Nettuno e hanno percorso 5 km per le vie della città, tra loro anche Romano Prodi. Per tutti l’occasione di vivere una esperienza da ricordare. Cucine popolari si sono occupate, nella sede di Battiferro, della distribuzione delle magliette e del buono per il ristoro, nei giorni precedenti l’evento. Qui sotto l’articolo completo sull’evento. Se vuoi vedere il video clicca qui.
Le Cucine popolari nella Sala Rossa del Comune di Bologna
Vi abbiamo già raccontato del matrimonio tra Maruska e Alessandro, celebrato a fine maggio dal nostro Roberto Morgantini.
Vi riportiamo qui le parole del suo intervento:
… articolo 143, 144 e 147 del Codice Civile letti. Ora permettetemi due parole non da ufficiale di stato civile, ma da Cucine Popolari.
Alessandro e Maruska, voi alle Cucine Popolari non avete chiesto solo un piatto caldo. Avete chiesto una mano. E noi l’abbiamo presa. Giorno dopo giorno. Nei giorni storti e in quelli in cui si intravedeva il sole.
Vi abbiamo conosciuti che la vita vi aveva tolto tanto. Una casa, la salute, anche il sorriso – e su quello abbiamo lavorato, vero Alessandro? Oggi quei denti nuovi non servono solo per mangiare: servono per ridere, per baciarvi nelle foto, per mordere il futuro.
Da noi è arrivata una varia umanità. Chi ha perso il lavoro, chi la famiglia, chi se stesso. Voi due vi siete trovati lì, davanti allo stesso tavolo. E avete deciso che la tenda che era riparo diventasse punto di partenza. Che la precarietà poteva far posto a un progetto. Che il “noi” era più forte dell’ “io ho sbagliato”.
Per questo oggi due nostri volontari Anna e Alberto sono i vostri testimoni. Perché vi hanno visto arrivare, vi vedono ripartire. È il senso di ciò che facciamo ogni giorno alle Cucine Popolari: nulla è scarto. Nemmeno una vita sfilacciata. Se la rammendi insieme, torna a scaldare.
Il matrimonio che celebrate oggi è civile davanti alla legge. Per noi delle Cucine Popolari è anche un atto di cittadinanza: dite alla città che esistete, che scegliete di costruire, che la fragilità non è una colpa e che nessuno si salva da solo.
Gli articoli vi hanno appena detto dei doveri: fedeltà, assistenza, collaborazione. Voi li conoscete già. Ve li siete praticati in salita. Ora vi auguriamo i diritti: la gioia, la casa, la salute, la possibilità di annoiarvi insieme sul divano. Perché anche la noia, dopo la tempesta, è un lusso bellissimo.
Tra poco taglieremo una torta. Sarà il vostro primo pasto da marito e moglie. Dietro quella torta ci sono le mani di volontari che non prendono un euro, ci sono eccedenze diventate festa, c’è una comunità che oggi è famiglia.
Alessandro, Maruska: Cucine Popolari oggi è orgogliosa di voi. Non perché vi “abbiamo aiutati”. Ma perché vi siete rialzati. E ci avete permesso di camminare al vostro fianco.
Auguri ragazzi. E ricordatevi: da noi un posto a tavola per voi ci sarà sempre. Anche quando la casa sarà vostra davvero.











